Guardiani della scienza o pasdaràn del “principio di autorità”?

Mi è giunta con notevole ritardo la notizia che il PTS (Patto Trasversale per la Scienza), ha iniziato un’azione legale per chiudere, silenziare o azzittire in qualche modo (e non m’interesso del dettaglio apposta) il blog del signor Claudio Messora, giornalista temporaneamente “assoldato” dai Cinquestelle, e poi fatto fuori dal signor Casalino, l’ex GF ora responsabile della comunicazione del Premier Conte.

Ne ho avuto notizia da per via di questo intervento video di Paolo Barnard, giornalista a sua volta “controverso”, in quanto sostenitore di alcune tesi anti-euro, conosciuto a suo tempo per essere stato colui che davvero rischiava devastanti azioni legali per riuscire a mettere insieme una puntata di “Report”, trasmissione che tutti ricordano come “Il Report di Milena Gabanelli”, ma che non era proprio o almeno non solo della Gabanelli.

Mosso da queste premesse ho deciso di approfondire meglio cosa fosse questo “Patto Trasversale per la Scienza” e cosa si proponesse. Ecco cosa ne ho tratto (da https://www.pattoperlascienza.it/)

L’obiettivo principale è portare le evidenze scientifiche alla base delle scelte legislative e di governo di tutti i partiti politici, trasversalmente. Siamo inoltre un mezzo operativo e una cassa di risonanza per tutti i cittadini che vogliono combattere bufale e fake news in ambito medico-scientifico, così come i ciarlatani e gli pseudomedici. Vogliamo promuovere la cultura della scienza e il metodo scientifico attraverso programmi formativi e divulgativi in ambito scolastico, sanitario e mediatico.

Obiettivo “alto” e assolutamente condivisibile. Ma allora cosa c’è che non quadra? Quello che non quadra è il metodo o “mezzo”. Il Mahatma Gandhi diceva -con un aforisma che è quasi un koan zen-  “il mezzo coincide con il fine”.
Parole che si attagliano perfettamente a questa situazione. Il mezzo dell’azione legale, come può essere compatibile con la “promozione la cultura della scienza e del metodo scientifico”? Solo l’educazione promuove la cultura, l’uso della forza (legale) può semmai imporre il silenzio, trasformando un eventuale ciarlatano in “martire”. E il suo persecutore in novello Torquemada della Verità Scientifica. Peccato che la Scienza sia l’esatto contrario della Verità, se una cosa la Scienza ci insegna è che le verità sono tutte con “v” minuscola, vere sino a che una nuova scoperta non le trasformi in Storia della Scienza.

Einstein e Lemaître

Quale grande scienziato ha mai fatto ricorso alla pubblica autorità per far prevalere i suoi convincimenti contro quelli di un ciarlatano? Anzi, il fatto di prendere sul serio il ciarlatano (se di questo si tratta) fino a dargli tanta importanza da denunciarlo… potrebbe portare qualcuno a pensare che la decisione del Giudice sia l’unica che può dirimere quale dei due abbia ragione. Einstein chiese forse che Lemaître fosse bandito dalla comunità scientifica perché -parole sue- la teoria del Big Bang era niente di meno che “abominevole“? Non lo fece nemmeno quando uno speranzoso Wilhelm Reich gli propose la sua teoria dell’energia basata sul fantomatico “orgone”. Semplicemente -dopo aver valutato il suo lavoro come non fondato- smise di dargli retta, con ogni probabilità pensando “il tempo è galantuomo”.

Infatti in Scienza ciò che decide non sono i giudici, è l’evidenza sperimentale. La replicabilità di un dato esperimento. E i tempi della Scienza sono lunghi, cari scienziati del PTS. Per questo, anni dopo, Einstein dovette riconoscere a Lemaître la validità della sua intuizione “abominevole”, mentre altrettanto non accadde con Reich. Il primo aveva ragione (almeno in parte, come sappiamo dal recente fervore che scuote i cosmologi), il secondo -per ora- no. Quindi, ritornate in voi, ritornate a fare il vostro mestiere, quello degli scienziati. La Giustizia non è di questo mondo e quella degli umani non è strumento di cui uno scienziato dovrebbe mai farsi scudo. A meno che il suo obiettivo non sia tutt’altro, ossia di affermare il vecchio “principio di autorità” per il quale a parlare debbono essere solo coloro che hanno in mano un certo pezzo di carta, o un certo numero di pubblicazioni. Lo so, sarebbe più semplice tappare per magia la bocca all’ orda di imbecilli che berciano sui Social, come diceva Umberto Eco. Ma siamo sicuri che il problema sia il diritto di parola degli imbecilli, e non  l’incapacità della maggioranza degli italiani di distinguere un imbecille da un esperto?

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