Una lezione sempre attuale: Salvador Allende

Oggi, quarantasette anni fa, alle 9 del mattino, moriva un Politico con la P maiuscola: Salvador Allende. Il presidente del Cile, compreso che le forze in campo erano tali da rendere impossibile la vittoria della Democrazia, si dirigeva per l’ultima volta alla nazione in un discorso storico.

In un momento così terribile, chiunque si sarebbe lasciato prendere dalla rabbia, dall’ “amargura”, e avrebbe maledetto il cielo e con esso tutti i militari di tutte le epoche. Ma Allende era un uomo di Stato, e nella struttura dello Stato credeva fino in fondo. E dello Stato fanno parte le Forze Armate. Per questo Allende, nel suo ultimo discorso, ricorda prima di ogni altra cosa i militari che sono caduti per DIFENDERE la Democrazia. Ecco il passaggio:

“In questo momento conclusivo, l’ultimo in cui posso rivolgermi a voi, voglio che traiate insegnamento dalla lezione: il capitale straniero, l’imperialismo, uniti alla reazione, crearono il clima affinché le Forze Armate rompessero la tradizione, quella che gli insegnò il generale Schneider e riaffermò il comandante Ayala, vittime dello stesso settore sociale che oggi starà aspettando, con aiuto straniero, di riconquistare il potere per continuare a difendere i suoi profitti e i suoi privilegi.” – Salvador Allende

Chi erano questi due militari?

Il primo, René Schneider era il comandate in capo dell’esercito al momento dell’elezione di Allende. Fu assassinato da un gruppo di estrema destra durante un tentativo di sequestro. Con tutta probabilità la feccia fascista sapeva benissimo che con lui al comando mai avrebbe raggiunto il potere (https://es.wikipedia.org/wiki/Ren%C3%A9_Schneider).

 

 

Il secondo, il Capitano Arturo Araya Peters, era stato assassinato in un attentato il 27 Luglio del 1973 da rappresentanti di un gruppo paramilitare di estrema destra (https://es.wikipedia.org/wiki/Arturo_Araya_Peeters).

Ecco la lezione, tra molte altre, che ci porta il discorso di Allende oggi. Il fatto che una minoranza o addirittura una maggioranza (nel suo caso) di mele marce abbia sfruttato il suo ruolo per distruggere la Democrazia non è una ragione valida per fare di tutte le erbe un fascio o meno che mai per abbandonare il proprio ruolo. Allende non lo fece, fino all’ultimo, lasciandoci una testimonianza che attraversa intatta questi 47 anni e brilla fulgida come nel giorno terribile che lo vide sconfitto.

Qualcuno, in passato, lo ha tacciato di “naiveté”, pensando non si fosse reso conto del clima che c’era nel paese. Ma questa critica non regge alla luce dei fatti. Il traditori gli promisero salva la vita se avesse accettato di salire su un volo per l’estero. Ma lui rifiutò. Aveva intuito quello che noi abbiamo scoperto solo quando sono venute alla luce le trascrizioni delle conversazioni dei golpisti la mattina dell’11 di Settembre, ossia che -una volta che si fosse arreso- lo avrebbero assassinato codardamente, facendo cadere l’aereo utilizzato per farlo uscire dal paese. Così come codardamente assassinarono più di 3 mila persone e ne torturarono oltre 30 mila, tra cui anche parecchi Italiani. Troppa paura avevano del ruolo che un tale gigante politico avrebbe potuto giocare anche dall’esilio.

Pinochet: Tiene que ir al Ministerio él con una pequeña cantidad de gente…

Carvajal: -Estos están ofreciendo parlamentar.

Pinochet: -Rendición incondicional, nada de parlamentar. Rendición incondicional.

Carvajal: -Muy bien, conforme. Rendición incondicional en que lo toma preso, ofreciéndole nada más que respetar la vida, digamos.

Pinochet: -La vida y su integridad física y en seguida se le va a despachar para otra parte.

Carvajal: -Conforme, o sea que se mantiene el ofrecimiento de sacarlo del país.

Pinochet: -Se mantiene el ofrecimiento de sacarlo del país… Y el avión se cae, viejo, cuando vaya volando.

(Risas)

Questo era Augusto Pinochet: l’uomo che all’indomani del golpe, una volta assicuratosi la fedeltà dei militari e il terrore del popolo con il coprifuoco e la legge marziale, scatenò una lotta intestina che contrappose brevemente la feccia golpista, come sempre accade nelle accolite criminali, in cui cane mangia cane.

Tra tutti, Pinochet emerse come il più adatto al comando, supremo codardo e supremo traditore, che fino al giorno prima dello scatenarsi dell’inferno aveva sussurrato parole rassicuranti all’orecchio del Presidente Allende, strisciando subdolo come un verme, e dal giorno seguente cominciò a tramare contro il generale Leigh, ideatore del Golpe e “vero duro” della situazione. Arrivò fino a destituirlo d’imperio nel 1978. Forte con i deboli e debole con i forti, Pinochet era rimasto “calladito” di fronte al suo padrone Leigh fino al giorno fatale, per poi mordergli la mano dal giorno seguente, facendo pesare tutto il prezzo del suo tradimento per il successo della macelleria golpista.

Su queste basi marce si aprivano i 16 anni di buio completo del Cile. Ma ora sappiamo che aveva ragione Allende, che il buio sarebbe stato solo una parentesi, perché

Altri uomini supereranno questo momento grigio e amaro, in cui il tradimento pretende imporsi. Sappiate voi che, più presto che tardi, si apriranno nuovamente le grandi strade dove cammina l’uomo libero per costruire una società migliore

[…] non si fermano i processi sociali con il crimine e con la forza. La storia è nostra e la fanno i popoli.

Salvador Allende

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