La tirannia dell’algoritmo

Come raccontato qui e qui, in questi giorni il MIUR sta procedendo alle nomine dei docenti precari sulle cattedre vacanti una volta completate le immissioni in ruolo per l’A.S. 2021/22. Il problema è che questa pubblica amministrazione ha deciso quest’anno di utilizzare un nuovo mezzo presentato come neutro ed efficiente: un algoritmo informatico di nomina automatizzato.

Qui mi propongo di analizzare nel dettaglio funzionamento e presupposti di questa procedura, perché esemplificativa di un metodo operativo ricorrente da parte dello Stato e dei grandi gruppi industriali. Tale metodo, che sta venendo applicato a numerose categorie di precari, prevede il tentativo di riscrivere i patti sociali attraverso il dominio delle  tecnologie dell’informazione e comunicazione (a.k.a. “tecnologie dirompenti” nella neolingua della Silicon Valley). Ma veniamo al caso specifico.

E’ opinione maggioritaria che la tecnologia serva a rendere migliore la nostra vita. Nel caso specifico a farci avere un contratto al 1° di Settembre, accedendo in questo modo allo stipendio con 1-2 mesi di anticipo rispetto al solito. Apparentemente una situazione in cui tutti vincono e nessuno perde, giusto?

IL DEMONIO SI ANNIDA DEI DETTAGLI

Non proprio. Anzitutto per via del fatto che il precariato non è una disgraziata fatalità naturale, come un terremoto o un’inondazione, ma il risultato di precise scelte di questa amministrazione (il c.d. “governo dei migliori”) che -esattamente come tutte quelle che l’hanno preceduta- nulla ha fatto per sanare una situazione di aperta violazione della legge, che imporrebbe allo Stato Italiano l’assunzione di tutti noi che abbiamo almeno tre anni di servizio consecutivo nel comparto. Non analizzerò qui gli eventi che hanno portato all’ennesima fumata nera, non basterebbe un libro. Di fatto, è almeno dal 2014 che nulla di concreto viene fatto in questo senso. Ogni anno la scuola riparte con risorse insufficienti e un numero di docenti precari insostenibile.

WHATEVER IT TAKES (COSTI QUEL CHE COSTI)

Ferma restando, quindi, la mancanza della volontà politica di risolvere il problema, il ministero del prof. Patrizio Bianchi ha pensato che “qualcosa andava fatto”. Bisognava mostrare all’opinione pubblica efficienza, e questo era possibile velocizzando le nomine dei supplenti a qualunque costo.

Il problema analizzato dal ministero, quindi, da “come fare ad eliminare la precarietà a favore della continuità didattica”? è passato ad essere “come fare per completare le nomine dei supplenti tassativamente entro il primo di Settembre”?

Questo cambio di passo è possibile unicamente scaricando sui docenti precari il prezzo dell’inefficienza del sistema, modificando il meccanismo di nomina anche in barba alla continuità didattica, al diritto di scelta della sede, al diritto di verifica e alla trasparenza del procedimento.

IL “FANTASMA” NELLA MACCHINA

La tecnologia entra in scena una volta stabilite queste premesse, e questo fa si che:

  1. si “improvvisi” una nuova procedura di nomina, nel bel mezzo del mese d’Agosto;
  2. nessuno si periti di fornire le dovute informazioni su come funziona l’algoritmo, che -dovendo tenere in considerazione numerosissime variabili- è ovviamente molto complesso e quindi andrebbe studiato da chi lo userà;
  3. in nessun punto vengano chiarite le modalità di intervento umano e correzione del lavoro dell’algoritmo;
  4. le graduatorie G.P.S. non vengano aggiornate prima dell’apertura della piattaforma, e che non vi siano certezze sul loro aggiornamento almeno prima dell’incrocio fra scelta, e posizione in graduatoria;
  5. le informazioni sulle reali disponibilità di cattedre non siano state fornite prima dell’apertura della piattaforma e che anche ora non siano complete;
  6. al Ministero si decida che chiunque non esprima le sue preferenze per via informatica sia considerato rinunciatario, perdendo ogni diritto.

UNA SEMPLICE ANALISI

Quindi non è l’algoritmo in sé, ma sono queste scelte politiche scellerate a rischiare di privare i docenti precari del diritto alla trasparenza e ad una scelta consapevole, basata su informazioni (le disponibilità reali di posti), che non sono state messe a disposizione.

Ma questa procedura voluta dal MIUR non è benedetta e codificata nel sistema. Ciò che è codificato nel sistema normativo è la volontà del legislatore. E il legislatore parla chiaro nel Regolamento UE 2016/679, all’articolo 22:

“L’interessato ha il diritto di non essere sottoposto a una decisione basata unicamente sul trattamento automatizzato, compresa la profilazione, che produca effetti giuridici che lo riguardano o che incida in modo analogo significativamente sulla sua persona.”

e, un poco più avanti:

3. Nei casi di cui al paragrafo 2, lettere a) e c), il titolare del trattamento attua misure appropriate per tutelare i diritti, le libertà e i legittimi interessi dell’interessato, almeno il diritto di ottenere l’intervento umano da parte del titolare del trattamento, di esprimere la propria opinione e di contestare la decisione.

UNA PROPOSTA OPERATIVA

Stabilito ciò che impone la legge, diventa possibile pensare ad una proposta operativa per opporsi all’abuso. La CUB SUR ha approntato a questo scopo un documento di diffida, messa in mora e richiesta di accesso agli atti, che si trova >>qui<< . Basterebbero un centinaio di invii per ogni USR per creare un sufficiente “stato di attenzione”, anche perché la richiesta di accesso agli atti va espletata obbligatoriamente da quegli uffici.

Se poi il MIUR dovesse ignorare anche questo, si potrà procedere in autotutela contro le assegnazioni indesiderate perpetrate dall’algoritmo, o per malfunzionamento oppure per incompleta comprensione da parte nostra del suo funzionamento, facendo esplicito riferimento al Regolamento Europeo 2016/679.

In ogni caso subire passivamente non è l’unica opzione per i precari. Questo abuso non è iscritto nel sistema legislativo e quindi si può fermare.

http://now.switch2freedom.org/diffida-cub/

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