Green Pass: unica via?

In questi giorni si fa ovviamente un gran parlare del Green Pass, il dispositivo che il “governo dei migliori” ha messo in campo per la lotta alla pandemia. Come sempre dall’inizio di questa “emergenza” se ne parla con toni violentissimi, dividendosi in guelfi e ghibellini, e poi menando fendenti a destra e a manca. Questa ennesima estremizzazione del dibattito sta già producendo danni, lasciandoci tutti più soli e “arroccati” sulle nostre posizioni.

DISTRAZIONE DI MASSA

Al contempo, assistiamo alla scomparsa del dibattito (figurarsi del conflitto) relativo all’azione del governo. Quali provvedimenti sarebbe stato necessario prendere per mettere in sicurezza la scuola? Il governo li ha realizzati in tutto o in parte? Di questo non si discute più.

Sebbene la nostra sia l’era della complessità, questo non significa che un uso equilibrato della ragione non possa venirci in aiuto -se non nella soluzione- almeno nell’analisi dei problemi. Questo è l’obbiettivo di questo articolo.

UN’IMMAGINE VALE MILLE PAROLE?

Nella tabella allegata (che potete anche scaricare >> qui << in formato PDF, per maggior leggibilità):

tento di analizzare il dispositivo del Green Pass secondo due differenti angoli:

  • impatto sulla lotta alla pandemia;
  • impatto sui diritti civili.

Infatti, nel dibattito in corso, l’impatto sui nostri diritti civili non è preso in considerazione, se non per essere frettolosamente scartato in ragione dell’emergenza (es. “Cosa vuoi che ce ne freghi della privacy! Qui rischiamo la VITA!”).

In poche parole: “Se i diritti civili come privacy, diritto di scelta e persino la legislazione ordinaria dei rapporti di lavoro sono d’impiccio alle decisioni tecniche necessarie a risolvere la crisi, che soccombano i diritti“.

Lascio a dopo una possibile risposta a tale argomento. Prima vorrei concentrarmi sul primo asse: quello della lotta alla pandemia.

PRESTO, FERMIAMO IL VIRUS!

Proviamo, dunque, a mettere tra parentesi la questione dei diritti per concentrarci sul problema “tecnico” della lotta alla pandemia. Per fermare la diffusione del virus nel minor tempo possibile, logica e scienza vorrebbero che noi utilizzassimo tutte le armi a nostra disposizione.

Da quello che ci hanno spiegato i virologi rispetto alla diffusione del virus sappiamo che:

  1. si trasmette per via aerea;
  2. la trasmissione è massima in ambienti chiusi, in cui l’aerosol espulso da un soggetto contagioso rimane “in sospensione”;
  3. il rischio si riduce notevolmente mantenendo una distanza minima di 1 metro e portando appositi dispositivi di protezione (le mascherine);
  4. i sieri a nostra disposizione non sono in grado di eliminare la contagiosità potenziale dei soggetti vaccinati, ma di ridurla.

Stanti questi tre dati resta chiaro che dovremmo:

  1. continuare a portare le mascherine tutte le volte che entriamo in un luogo chiuso;
  2. continuare a mantenere anche per quest’anno la regola del metro di distanza nei luoghi chiusi;
  3. areare i locali il più spesso possibile, di modo da eliminare l’eventuale aerosol portatore del contagio;
  4. nei luoghi pubblici a grande frequentazione (e.g. le scuole pubbliche) dovremmo dotare i locali di adeguati impianti di ricambio forzoso dell’aria;
  5. prendere adeguate misure relative al trasporto pubblico di modo da garantire ricambio aria, distanziamento e uso delle mascherine.

Al momento, per quanto riguarda la scuola, i punti rispetto ai quali il governo si è mosso sono l’1 e il 3. Nulla è stato colpevolmente fatto per quanto riguarda 2, 4 e 5. La ragione è evidente: sono tutti campi che implicherebbero una spesa. Ma fino a pochi giorni fa si parlava anche dell’abolizione della mascherina (sic!). Questo è bene ricordarlo quando veniamo inondati dalla retorica velenosa sui “professori irresponsabili”. Nessun professore potrà mai fare un danno anche solo vagamente comparabile con la deroga del governo al metro di distanza.

E rispetto alla vaccinazione? Se la nostra convinzione è che la vaccinazione sia l’arma-chiave per ridurre i casi di infezione, allora dovremmo adottare la strategia che ha dato i migliori risultati fin qui. Il suo nome è obbligo vaccinale universale. Non lo dico io, lo dicono le statistiche del passato che ho semplicemente recuperato in rete. Se aveste dei dubbi basterà considerare il fatto che il rapporto professori/studenti è in media di 5 ogni 100. Con l’obbligo vaccinale si avrebbero 96 allievi vaccinati e 4,8 professori (96% del totale). Con il Green Pass 60 allievi e 4,8 professori pari al 61% della popolazione scolastica.

Il risultato, quindi, è che il Green Pass non è affatto la misura più efficace per contrastare la pandemia.

E I DIRITTI CIVILI?

Per poter rendere operativa questa misura, e ancor di più per poter rendere operativo il portale di controllo degli ingressi a scuola, è stato necessario derogare al regolamento europeo 2016/679 (GDPR), nel silenzio del Garante, proprio quel diritto alla privacy che l’USP di Torino ha in questi giorni “opposto” alla richiesta di accesso agli atti presentata dalla CUB SUR (un po’ contraddittorio, vero?).

Inoltre, con Decreto (poi convertito in legge, quindi d’imperio – seconda deroga, per quanto ormai ci siamo abituati) è stata inserita una terza deroga, questa volta al diritto del lavoro (la cui legittimità e validità il sindacato andrà a contestare), e nuovi poteri per i Dirigenti Scolastici, così che possano sanzionare con la massima violenza e rapidità possibile i docenti che non si conformassero.

Qualunque cosa ne pensiate dei vostri diritti civili, che vi siate molto affezionati (come il sottoscritto), o che non vi interessino – almeno fino a che non li avremo persi in maniera permanente – nessun essere umano dotato di senno riuncerebbe a una ricchezza per ricevere in cambio… nulla. Non mi stancherò di ripeterlo: gli stessi risultati, e migliori, potevano essere ottenuti con lo strumento dell’obbligo vaccinale.

Lo stesso argomento per cui il diritto alla salute deve avere precedenza sugli altri diritti civli è manipolatoria. I diritti umani sono un corpus unico, all’interno del quale non possono e non devono esserci gerarchie.

E in ogni caso, se proprio siamo disposti a derogare a un diritto (in ogni caso con tutte le garanzie di un protocollo ben testato nei decenni), meglio abbracciare l’obbligo universale che, come analizzato sopra, almeno ci garantirà la maggior copertura vaccinale di sempre.

EMERGENZA PERMANENTE

Concludo con una osservazione: negli ultimi 20 anni, a partire dal fatidico 11/9/2001 abbiamo conosciuto pochissimi intervalli di “normalità” e lunghissimi periodi di “emergenza”: per il terrorismo islamico, poi per la crisi economica, poi per quella del debito sovrano e infine per la pandemia.

In nome di tali “emergenze” sono sempre state proposte (e approvate, *sic*) legislazioni speciali, quasi sempre con effetti importanti sui diritti civili, a partire dal Patriot Act e per finire a quest’ultima sul Green Pass.

Non è quindi necessario presupporre alcun complotto, ma è sufficiente leggere la storia recente per rendersi conto che siamo di fronte a un bivio: o sapremo pretendere dalla politica il rispetto dei diritti civili ANCHE durante le emergenze, oppure dovremo riabituarci a vivere nell’epoca dei sovrani assoluti, in attesa di una nuova legalizzazione della schiavitù che in forma clandestina non ha mai cessato di esistere.

La scelta, qualunque cosa vi dicano, sta a noi. A nessun altro.

Lascia un commento