Blade Runner 2021 o Gerontocrazia?

BENVENUTI NEL FUTURO…

Noi adolescenti degli anni ’80 siamo cresciuti con un’immagine del mondo distopico del futuro ben rappresentata dalle ambientazioni del primo Blade Runner, quello diretto da Ridley Scott.

Nel 2019 del nostro incubo distopico (quello l’anno in cui si collocava il primo episodio, uscito nel 1982) il pericolo sarebbero state macchine dalla forma umana, con un forte desiderio di far giustizia sommaria del proprio creatore.

In realtà, ora che sono passati oltre 2 anni da quell’ipotetico futuro, scopriamo che la distopia ha un volto assai meno romantico. Niente auto volanti. Niente bellissime androidi che si innamorano di Harrison Ford (e viceversa).

GERONTOCRAZIA

La distopia del 2021 assomiglia molto di più allo scenario del sogno “Gerontocrazia”, immaginato dagli Area + Frankenstein nell’album “Maudits”, giusto qualche anno prima:

Col potere delle cose posso avere
La tua vita controllata e si chiama libertà
[…]
Senza storia né memoria
Lascia che io scriva i passi tuoi
Vivi in pace la tua vita
Non pensare
E sogna felicità

 

 

Ovvero uomini (quasi sempre maschi), ormai sulla 70ina a capo di una burocrazia soffocante, di stampo neo-napoleonico, che – grazie alla potenza delle macchine – può arrivare a dominare nel profondo ogni aspetto della nostra vita, trasformandoci in automi al servizio del sistema. Come il dittatore immaginato, sempre da Ridley Scott, per lo spot della Apple nel 1984:

UN PERICOLO AMPIAMENTE PREVISTO

Ma com’è stato possibile arrivare a questo? Com’è possibile che le vite di 200 mila precari della scuola siano nelle mani di un calcolatore che decide in maniera totalmente automatizzata del futuro loro e delle loro famiglie? Possible che nessun legislatore abbia calcolato questo rischio?

Falso. Il rischio era stato calcolato e previsto. Per questo il legislatore, allo scrivere l’articolo 22 del regolamento europeo 2016/679 (GDPR) aveva inserito quanto segue:

L’interessato ha il diritto di non essere sottoposto a una decisione basata unicamente sul trattamento automatizzato, compresa la profilazione, che produca effetti giuridici che lo riguardano o che incida in modo analogo significativamente sulla sua persona.

e aveva previsto anche che, nei casi di deroga a questo principio, il gestore dei dati (nel caso, lo Stato) era tenuto a:

Nei casi di cui al paragrafo 2, lettere a) e c), il titolare del trattamento attua misure appropriate per tutelare i diritti, le libertà e i legittimi interessi dell’interessato, almeno il diritto di ottenere l’intervento umano da parte del titolare del trattamento, di esprimere la propria opinione e di contestare la decisione.

UNA PROCEDURA ILLEGITTIMA

Quindi la procedura imbastita in fretta e furia dal “governo dei migliori” è – con buona probabilità – illegittima. Come anche le pesantissime deroghe al succitato regolamento poste in essere per poter costruire il sistema informativo alla base del Green Pass o – peggio ancora – del futuro portale di controllo “a semaforo”  che Bianchi vorrebbe vedesse la luce entro il prossimo lunedì 13.

Lo vedremo col tempo, quando i ricorsi nel merito e sul metodo verranno affrontati nelle sedi deputate.

Nell’attesa, che non necessariamente dovrà essere passiva, potremmo cominciare a riflettere. In fondo questo dovrebber essere il compito della classe docente, per far funzionare la Scuola, della quale Piero Calamandrei scriveva:

“Se si vuole che la democrazia prima si faccia e poi si mantenga e si perfezioni, si può dire che la scuola a lungo andare è più importante del Parlamento e della Magistratura e della Corte costituzionale.

LA VIOLENZA SILENZIOSA DELLO STATO

Quindi, fermo restando che lo Stato – per definizione – possiede il monopolio della violenza, che esercita attraverso le FF.OO., credo che dovremmo cominciare a interrogarci sui profondi cambiamenti che le nuove tecnologie possono indurre anche nell’esercizio del monopolio della violenza in quanto, come scriveva Gandhi:

“Il mezzo può essere paragonato a un seme, il fine a un albero; e tra mezzo e fine vi è esattamente lo stesso inviolabile nesso che c’è tra seme e albero.”

Trasformare una fetta di cittadini in numeri, senza dar loro alcuna voce in capitolo sul processo che determina lo stabilirsi del loro contratto di lavoro. Rimuovere ogni dialettica e contrappeso dal processo di controllo e gestione della pandemia attraverso dispositivi di controllo tecnologici pervasivi e stravolgimenti dell’ordine costituito, che obbligano figure educative a compiti di repressione e gestione dell’ordine pubblico in luogo della Polizia.

Non sono anche queste forme di esercizio della violenza da parte dello Stato? Per di più una violenza totalmente inutile, perché prevedere una settimana per correggere gli esiti di un’assegnazione automatizzata e utilizzare lo strumento dell’obbligo vaccinale (con il suo corollario di contrappesi e ordinata separazione degli organi dello stato) potevano produrre risultati uguali o addirittura migliori. Di nuovo Gandhi:

“Mi oppongo alla violenza perché, quando sembra produrre il bene, è un bene temporaneo; mentre il male che fa è permanente.”

Certamente chi sostiene l’inutilità dei vaccini sta sostenendo una tesi contraria alla verità scientifica. Ma la Scienza ci consegna solo verità con la “v” minuscola, temporanee e fugaci, assolutamente inadatte a fondare norme. Quello è il compito della Politica, intesa in senso alto, come esercizio di bilanciamento di differenti istanze. Certamente impedire che la gente muoia di Coronavirus è un obbiettivo assai desiderabile, ma evitare di trasformare la nostra società in un incubo distopico in cui i cittadini sono ridotti a ingranaggi produttivi, con un numero di serie stampato sopra non è certo meno fondamentale.

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