Green Pass o “del neopositivista punito”

I miei due lettori sanno che ritengo il Green Pass un’idea molto pericolosa per una gran quantità di motivi sia sanitari che -soprattutto- politici.

QUANDO LA REALTÀ SUPERA LA FANTASIA

La realtà supera spesso la fantasia in termini di creatività. Pare che, proprio in questi giorni, la realtà si stia prendendo una rivincita contro il delirio neo-positivista. Io spero che questa data rimarrà marchiata a fuoco almeno quanto il 3-2 del Torino contro la Juventus nel derby del 27 Marzo 1983.

Infatti, è notizia di oggi, qualcuno è riuscito a individuare una vulnerabilità grave nel sistema di emissione dei GP, che permette di generare certificati “falsi” a piacere.

STUPIDITÀ E ARROGANZA FANNO PIÙ DANNI DELLA BOMBA H

Il meccanismo è spiegato in maniera divulgativa in questo bel video di Matteo Flora, esperto di sicurezza informatica:

L’ipotesi del video è poi stata confermata: alla data di registrazione era possibile, da parte di un tecnico al servizio del governo, generare certificati “di prova” validi e che, ancora peggio, tale operazione non veniva loggata (rendendo il responsabile irrintracciabile).

Apparentemente, ad oggi, non esistono valide contromisure che possano salvare questa implementazione del sistema di certificazione. Per risolvere la vulnerabilità sembrerebbe necessario riscrivere il software.

GREEN PASS E ARTICOLO 32

Tutti coloro che pensano che il Green Pass non sia una buona idea (incluso il sottoscritto) si sono finora concentrati sul cercare di comprendere se il provvedimento rispettasse o meno i dettami costituzionali.

L’articolo 32 della Costituzione, infatti, legge:

La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti.

Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.

Siamo quindi di fronte a una riserva di legge rinforzata dall’ulteriore limitazione del rispetto della persona umana. Per questo il trattamento vaccinale obbligatorio per le vaccinazioni “tradizionali” è storicamente sempre stato imposto con una riserva di giurisdizione oltre che di legge, dalla quale consegue un’ovvia riserva di motivazione.

Nessuna di queste due riserve è stata rispettata nel testo del decreto istitutivo del Green Pass (non era obbligatorio farlo, ma sarebbe stata certo una buona idea per evitare di vedere il dispositivo smontato successivamente). Addirittura si procede a ledere il diritto al lavoro forzando datori e dirigenti pubblici a ricoprire un ruolo che un’ordinata separazione dei poteri riserverebbe alle FF.OO.

IL PROBLEMA DEI DIRITTI DEL LAVORO

Detto ciò il decreto governativo che istituisce il Green Pass non viola l’articolo 32 della Costituzione (una volta convertito in legge, prima si). Semmai quello che stravolge l’ordine democratico sono le modalità del suo controllo, che instaurano -nei fatti- uno Stato di Polizia. Questo, oltre al già citato problema dell’inversione dei diritti del lavoratore, che in fase di controllo del GP li perde e poi potrà eventualmente ricorrere davanti a un giudice.

Per inciso quest’inversione è stata giustificata, se ho ben compreso, con la necessità della sicurezza sul lavoro. Sicurezza che, però, Confindustria Bergamo non era tenuta a tutelare, nella fase I della pandemia, a giudicare dal numero di lavoratori sacrificati alla produzione che non poteva fermarsi. Forse è questo il motivo per cui in quelle valli la vaccinazione non riesce a raggiungere i numeri nazionali? Io la domanda me la porrei.

Comunque nell’unica causa del lavoro di cui si abbia notizia (un’infermiera contro il suo datore, per via del rifiuto dell’obbligo vaccinale) il datore ha perso. Probabilmente “basterebbe” avere la capoccia abbastanza dura da portare tutti i provvedimenti lesivi del codice del lavoro di fronte a un giudice per vedere questo dispositivo “d’emergenza” smontato, per lo meno nei suoi effetti pratici sul lavoro, che sono quelli più importanti. E le condanne pecuniarie farebbero presto passare la voglia di insistere al governo. Come diceva il settimanale Cuore: “Lo Stato non ha cuore, per questo bisogna colpirlo al portafogli”.

LA LEGGE DEL CONTRAPPASSO (O IL NEOPOSITIVISTA PUNITO)

Quindi, la “brutalità” mostrata dal governo nell’uso dell’informatica non può che avere origine nella convinzione del legislatore di aver trovato la maniera di imporre il suo volere attraverso la tecnologia.

Ora che il “giocattolo tecnologico” si è rotto… che fare? L’unica soluzione davvero efficace sarebbe la distruzione dell’attuale sistema e la sua ricostruzione da zero, una volta eliminata questa possibilità dal software.

In alternativa sarebbe necessario revocare le chiavi di ciascuno Stato ogni volta che il numero di certificati “falsi” raggiunge un certo valore di “allarme”.

Allo stato attuale delle cose, invece, pare che il governo abbia optato per l’approccio “security through obscurity”. Tale approccio recita “finché siamo in pochi a sapere della falla, il sistema continuerà a funzionare come se la falla non ci fosse”.

Di fatto, questa strategia non ha mai funzionato in passato, ma chi siamo noi per dire che questa volta non funzionerà? Ai posteri l’ardua sentenza…

Lascia un commento