La pandemia a Bananas

DI COME LA PANDEMIA NON SE NE ANDRÀ PER “MAGIA TECNOLOGICA”

I sudamericani hanno un detto su di noi:

L’Italia è l’unico paese Europeo che si trova in America Latina

(Italia es el único país Europeo que se encuentra en Latinoamérica)

e leggendo le ultime notizie sulla sicurezza informatica mi è tornato prepotentemente alla memoria. La ragione di questa simpatica nomea, che infatti ci rende particolarmente simpatici e ben accolti rispetto agli altri gringos, è che siamo l’unico paese Europeo in cui Woody Allen avrebbe potuto tranquillamente mettere in scena “Bananas”, il suo film del 1971 in cui prendeva in giro sia Castro che i burocrati della CIA.

Ma ci torno fra un attimo. Quello che è accaduto, è che questa mattina ci siamo svegliati con una delle reti di file sharing più famose di Internet (quelle che si usavano per scaricare film e serie TV fino agli anni 2000, per capirci) invasa da migliaia di certificati verdi falsi, con nomi di fantasia tra i più divertenti.

https://www.infosec.news/2021/11/19/news/campanello-di-allarme/non-trovi-il-tuo-green-pass-tranquillo-puoi-scaricarlo-su-emule/

in pratica, la voragine di sicurezza, presente nel sistema Green Pass all’italiana (e alla francese, per una volta), descritta dall’esperto cybersecurity Matteo Flora nel video che trovate a metà di questo articolo:

https://www.punto-informatico.it/green-pass-bucato-fai-da-te/

è stata utilizzata per creare certificati a piacere. E appena letto l’articolo capirete che non possono essere chiamati certificati falsi, essendo indistinguibili da quelli legali quanto le monete stampate dai protagonisti de “La Casa di Carta” dopo aver preso il controllo della zecca di Stato.

SICUREZZA INFORMATICA, QUESTA SCONOSCIUTA

In realtà, però, questo sofisticato sistema di generazione di certificati non sarebbe stato necessario. Il controllo può essere eluso  (e forse anche questo sta avvenendo in maniera altrettanto massiva) da chiunque mastichi un po’ di informatica. Ogni giorno, infatti, centinaia di migliaia di farmacie effettuano tamponi e generano certificati perfettamente validi e legali. Che vengono spediti ai legittimi proprietari. In chiaro. Via email. 

Per chi non comprende la gravità dell’errore userò una metafora. È come se il sistema spedisse biglietti da 500 euro per posta ordinaria, chiusi in buste di carta, ma con una finestrella trasparente, come le bollette. A prova di furto, no?

Per inciso: è vero per qualsiasi messaggio di posta con contenuti delicati dal punto di vista della privacy che facciamo circolare. Come quelli che contengono i Green Pass di chi è stato vaccinato, per esempio. Ogni. Singolo. Istante.

CHE FARE?

Chi mi conosce sa che mal tollero la logica della colpa. Per deformazione professionale, non posso che predicare la logica del rimedio: quando si fa un errore ha molto più senso cercare di comprenderne le ragioni, di modo da non ripeterlo più e, nel caso sia davvero grave, cominciare fin da subito a rimboccarsi le maniche per porre rimedio agli effetti nefasti dell’errore in questione.

In questo caso l’errore da cosa è stato generato? Certo, dall’incompetenza di chi ha preso le decisioni. Ma cosa informava queste decisioni? La risposta è: il tecno-soluzionismo, una religione laica che sostiene senza alcuna prova scientifica che qualsiasi problema si può risolvere con la tecnologia (informatica soprattutto), e le persone, il diritto e l’ordine dello Stato seguiranno docilmente la forza dirompente della tecnologia (da cui le famose disruptive technologies predicate in Silicon Valley). Il nostro primo ministro è un tecnico, ossia Gran Sacerdote di questo culto.

Infatti, a ben vedere, grandi disastri necessitano di pessime idee e tali idee necessitano a loro volta una pessima Filosofia. Spesso, poi, trovano grande aiuto in una comunicazione servile che nasconde i disastri sotto il tappeto, cercando di occultare agli occhi dei cittadini il legame ineludibile tra una decisione terribile e i suoi drammatici effetti.

ERRARE HUMANUM EST, PERSEVERARE DIABOLICUM

Naturalmente la pars costruens di un’analisi di questo tipo è la più difficile, ma ci proverò. Come dicevo prima, infatti, il disastro è grande perché viene da lontano e -in ultima analisi- la sua soluzione passa per un cambiamento di Filosofia e quindi di cultura. Roba lunga.

Questo non significa che nel breve e medio periodo nulla sia possibile, anzi. La prima cosa da fare sarebbe non perseverare. Smettiamola noi per primi di credere che la tecnologia, scienza minore “liofilizzata” e resa inaccessibile ai non-tecnici, renda inutili l’Epistemologia della Scienza, la Filosofia del Diritto, l’ordine dello Stato e la Politica (tutte parole maiuscole), come abbiamo fatto di continuo dall’inizio di questa ultima emergenza. Non usciremo da questo cul-de-sac a colpi di DPCM, voti di fiducia, linciaggi mediatici, idranti o manganelli.

ELOGIO DEL CONFLITTO

Bisogna urgentemente ricominciare a dialogare, anche a costo di conflitti. Conflitti ideali beninteso, che potrebbero permetterci di evitare magari i conflitti violenti. Il racconto dei tecno-soluzionisti, che proclamano la “fine della Storia” ha bisogno di una narrazione alternativa.

Nel film di Woody Allen, i “tecnici” della CIA scambiano un innocuo impacciato Fantozzi, da lui interpretato, per un pericoloso terrorista che vuole sovvertire l’ordine costituito. Questo errore genera una serie di conseguenze grottesche che portano Woody a diventare davvero un problema per gli USA (proprio com’era successo nel mondo reale con Castro, che era nato Cattolico moderato, e si “radicalizzò” grazie alla CIA).

LA LOGICA DEL CAPRO ESPIATORIO

Un po’ come i nostri baldi governanti, che scambiano qualsiasi militante “No XXX” (sostituire con il proprio movimento di tre lettere preferito) per pericoloso terrorista. Lo fanno perché non potrebbero mai ammettere, soprattutto a sé stessi, che il problema non sono quattro assurdi cattivoni leggendari.

Il problema è una classe dirigente costituita per la stragrande maggioranza da incapaci e raccomandati (quando non entrambi), diretti da un esperto qualcosa d’altro, che la Politica non l’ha mai frequentata perché non ci crede. E giustamente, verrebbe da dire, visto che l’unica vera leva che ormai conta è l’economia, anzi, una certa interpretazione dell’economia degenerata in un culto irrazionale ed estremista.

La classe politica di cui sopra, invece, non solo ha tagliato drasticamente quei posti letto che oggi ci mancano, rischiando di farci finire di nuovo in lockdown per il terzo anno consecutivo, ma ha intenzione di continuare a tagliare fino al 2024 (!!!!)

Credo che sia evidente che dovremmo cominciare da li, chiedendo a gran voce che i soldi del PNRR non vadano a confindustria, ma invocare un rifinanziamento emergenziale del sistema sanitario, continuamente sull’orlo del collasso.

E ALLORA LA SCUOLA?

Concludo la riflessione volgendo lo sguardo alla Scuola, perché sono profondamente convinto che sia l’unico motore di quel cambiamento culturale descritto poco sopra.

Anche qui le cose sono andate malissimo dall’inizio della pandemia: una serie di scelte scellerate hanno prodotto sprechi assurdi a fronte alla mancanza di fondi per risolvere i veri problemi: sia quelli pandemici (trasporti e riciclo forzoso dell’aria) che quelli sistemici come la continuità didattica e la cura degli allievi fragili resa impossibile dall’abuso di lavoro precario da parte del MIUR.

PALESTRA DI SFRUTTAMENTO?

Il governo “migliore” ha preteso di far funzionare la Scuola trasformando i docenti in oscuri burocrati alla Fracchia, impegnati al 60% del loro tempo a compilar scartoffie. E per dirigerla ha inviato un esperto di politica economica che non ha mai messo piede in una scuola dell’obbligo. Dopo questo, ci stupiamo se la Scuola produce cittadini sperduti, che non sanno come funziona lo Stato, che non hanno la minima idea di come funzioni il mondo e cosa sia il bene comune, insomma… che sono rimasti ignoranti?

Allora la rivoluzione potrebbe partire dal dare al Cesare (e ai suoi Patrizi) ciò che è del Cesare, invece di dire che i docenti lavorano 18 ore a settimana e stanno coi piedi a mollo alle Bananas per tre mesi su 12. Così, forse, potranno produrre allievi come Rosalia Selvaggi, che non sono semplici laureati, ma anche cittadini attivi:

Questo articolo ha un commento

  1. Pietro

    Nulla da aggiungere, analisi purtroppo perfettamente lucida. Grazie, molto ben scritto e argomentato.

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