C’è grossa crisi (al Ministero)

GROSSA CRISI

L’ultima dichiarazione del Ministro Bianchi rende in maniera plastica l’incommensurabile crisi della nostra classe dirigente.

Il Ministro ha avuto infatti a dichiarare recentemente: “Sento in questi giorni cose che mi fanno venire i brividi: riportare a scuola la severità, l’ansia e la sofferenza nell’affrontare le prove” (qui l’articolo completo).

In pratica, nell’intervista in questione, il Ministro Bianchi ha equiparato la severità alla violenza e contrapponendovi il suo cavallo di battaglia: la “scuola affettuosa”.

DOCENTI SEVERI, O MINISTRI VIOLENTI?

Non so quale sia stata la sua esperienza scolastica, ma per smontare tale teorema bislacco non è necessario faticare poi molto.

Basta non ignorare completamente il dibattito accademico sui temi della pedagogia, per recuperare un problema “noto in letteratura”.

Proviamo ad analizzare l’azione di uno dei giganti del nostro recente passato, uno di quelli noti per essere sicuramente contrario alla “pedagogia nera” a cui sembra fare riferimento Bianchi:

Lorenzo Milani diceva di non bocciare intendeva non respingere
ed escludere, non mortificare e umiliare la persona dell’alunno;

non diceva di non valutare, anzi finiva per mandare da soli i

suoi ragazzi a sostenere l’esame di Stato da privatista davanti

ad una commissione di docenti che non conoscevano. Ma nella

scuola di Barbiana la valutazione funzionava attraverso l’attività

autoregolata del gruppo e l’autovalutazione, cioè la capacità degli

alunni di misurare da sé il proprio percorso di apprendimento;

qualcosa di molto simile si trova nella pedagogia di Freinet

basata sul principio della cooperazione educativa.

— Alain Goussot, “Valutare o bocciare”, Educazione Democratica – Rivista di pedagogia politica, Anno II, numero 3, gennaio 2012

Quindi, Don Milani era certamente severo, ma altrettanto certamente nonviolento (valga, se mai ci fossero dubbi, il suo libro “L’obbedienza non è più una virtù”)

SCUOLA AFFETTUOSA?

Cosa possiamo dire invece della “scuola affettuosa”? Sicuramente non esistono riflessioni accademiche a questo proposito, quindi ci dobbiamo basare sui meri fatti.

Da quando è “salito in cattedra” il Ministro ha:

  • frustrato ogni speranza dei docenti precari di vedere riconosciuto il loro sacrosanto diritto alla stabilizzazione dopo 36 mesi di servizio;
  • effettuato le nomine dei docenti “supplenti” attraverso un algoritmo illegale che ha lasciato senza lavoro docenti con numerosi anni d’esperienza (oltre a trattarli come pezzi numerati per “tappare” i buchi nell’organico), e senza docenti di sostegno milioni di allievi BES e HC;
  • anche laddove gli allievi BES e HC hanno visto nominare per tempo un docente, questi non era quello a cui erano abituati da anni, ma uno assegnato a caso dal computer (uno dei tanti “effetti collaterali” di questa pratica, ovviamente provocato dall’impossibilità per i docenti di scegliere di ritornare nella stessa scuola in cui avevano insegnato precedentemente);

a occhio e croce mi pare che concetti fuffosi come “la scuola affettuosa”, producano moltissima violenza nelle relazioni datore-dipendente. Molta più violenza della severità (quella si, davvero affettuosa, perché indice dell’interesse dell’educatore per il benessere dei suoi allievi) che è tratto di tutti i grandi educatori.

MEDICO, CURA TE STESSO

Concludo dicendo che, invece, su una cosa si può e deve concordare con il Ministro ossia che “Questa idea di una scuola che non funziona che cade a pezzi, che non insegna si fonda su stereotipi offensivi ed è frutto di un racconto fatto da persone che non hanno l’umiltà di entrare chiedendo permesso, osservare, ascoltare e poi raccontare”.

Un consiglio validissimo, che farebbe bene a cominciare a mettere in pratica in prima persona.

 

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