Tolkien e l’anarchia

Ieri si celebravano i 130 anni dalla nascita di John Ronald Reuel Tolkien. Autore osannato, ma certamente poco letto o, come minimo, per nulla compreso. Questo per lo meno a destra dove, probabilmente, non erano particolarmente forti nella reading comprehension (almeno non nei “Campi Hobbit”).

Infatti Tolkien era sì dichiaratamente cattolico, ma tutta la sua opera fa pensare che il suo conservatorismo si inserisse nella corrente di pensiero nota come “tory anarchism”. Tale corrente di pensiero era condivisa infatti dai suoi sodali degli Inklings, il gruppo di discussione letteraria da lui fondato insieme a C.S. Lewis all’Università di Oxford. Un gruppo di discussione che, dalle descrizioni che ne fa lo stesso Tolkien nelle sue lettere al figlio Christopher, sembra assomigliasse parecchio all’immaginaria “Setta dei Poeti Estinti” del film di Peter Weir.

GLI HOBBIT VIVONO NELLE ‘HOBBIT HOLES’, NON NEI CAMPI

Stiamo parlando dell’Inghilterra degli anni dal 1925 al 1959: un mondo sideralmente lontano dall’Italia del 1977 in cui prenderà vita la maramaldata dei “Campi Hobbit”. L’appropriazione operata dai giovani del Movimento Sociale arrivava terza dopo la prima da parte del movimento Hippie degli anni ’60 in America e la seconda da parte dei gruppi rock progressive fin dagli anni ’60 (Rick Wakeman degli Yes registrò un intero album a tema), e poi prog-metal (Rush, Nightwish, Blind Guardian per citare solo i più famosi) che hanno scritto brani o interi album su temi o personaggi tratti dall’opera di Tolkien fino ai giorni nostri.

Ma per comprendere come Tolkien fosse entrato nel cuore dei nerd fin dai primi anni ’60 basti sapere che Leonard Nimoy  -il dottor Spock della serie fantascientifica Star Trek- aveva registrato un brano dal titolo “The ballad of Bilbo Baggins“. Un piccolo cult della “controcultura” nerd e geek.

La distanza che separa Tolkien dai fascisti italiani che se ne appropriarono tardivamente andrebbe, quindi, misurata in anni-luce o parsec per molti motivi. Anzitutto i secondi vivevano in un contesto culturale profondamente differente da quello di Tolkien (in cui la parola “conservatore” veicolava un significato totalmente differente, per non parlare dell’ossimoro anarco-conservatore), e poi perché a dividerli c’era l’assoluto orrore della seconda guerra mondiale e del Nazismo. E su tale orrore Tolkien si era espresso in maniera chiarissima in tempi non sospetti.

Semmai il pensiero di Tolkien sarebbe stato assai più compatibile con le idee anarco-primitiviste, cosa che lo avvicinava più a Henry David Thoreau o -in tempi più moderni- agli scritti di John Zerzan (anarco-primitivista caro al movimento di Seattle 1999).

TOLKIEN NEMICO DEI NAZISTI E DELL’ANTISEMITISMO

Quella della destra italiana, rivendicata in questi giorni su RaiNews24, fu quindi un’appropriazione indebita dell’opera di un autore che nei loro “campi” non avrebbe messo piede nemmeno sotto la minaccia delle armi. Tolkien, di fronte al sorgere del Nazismo, aveva dichiarato apertamente l’ammirazione per il popolo ebraico e il dispiacere di non farne parte, e profetizzato che -se la feccia nazista fosse prosperata- avrebbe presto dovuto vergognarsi del suo cognome di probabile origine teutonica. Come poi effettivamente avvenne.

Pare evidente che con gli antisemiti, in vita, non volle mai avere nulla a che fare.

TOLKIEN ANARCHICO, CONTRARIO ALLA PENA DI MORTE E AL MORALISMO

Le sue posizioni andarono approfondendosi col passare del tempo e, soprattutto, con le ferite lasciate dalle due guerre. E così, verso la fine della seconda guerra mondiale, scriveva in una lettera al figlio Christopher:

“My political opinions lean more and more to Anarchy (philosophically understood, meaning abolition of control […])”

John Ronald Reuel Tolkien – The Letters of J.R.R. Tolkien – Selected & Edited by H. Carpenter with the help of C. Tolkien, page 63, 1981 Hardcover Edition

ossia “Le mie opinioni politiche virano ogni giorno di più verso l’Anarchia (filosoficamente intesa, ossia verso l’abolizione del controllo)”

Ma le sue “dichiarazioni” più forti le mise in bocca agli stessi personaggi del Signore degli Anelli, come possiamo leggere nell’edizione in lingua originale di Grafton, 1992, “The fellowship of the Ring” – “The Shadow of the Past”, p.73:

Frodo: “[Gollum] deserves death!”

Gollum merita la morte!

Gandalf: “Deserves it! I daresay he does. Many that live deserve death. And some that die deserve life. Can you give it to them? Then do not be too eager to deal out death in judgment. For even the very wise cannot see all ends.”

Certamente la merita. Oserei dire di si. Molti di coloro che vivono meriterebbero la morte. E alcuni di coloro che muoiono meriterebbero di vivere. Puoi tu dar loro la vita? Allora non essere troppo desideroso di distribuire morte e giudizi. Persino i più saggi non possono valutarne tutte le conseguenze.

Se  la contrarietà alla pena di morte non stupisce, essendo pienamente compatibile con il comandamento cristiano del “Non uccidere!”, potrebbe invece stupire questa netta condanna del moralismo da parte di un autore cattolico conservatore. 

Evidentemente Tolkien scriveva e pensava a un livello spirituale più che religioso. Facendo ciò finiva per parlare ai suoi lettori usando un registro più profondo di quello relativo alle convinzioni ideologiche.

Usando tale registro arrivava a coniare un pensiero così originale da incantare per oltre un secolo lettori di tutto il mondo. Un potere notevole, ma assolutamente ovvio per la mente capace di inventare ben due lingue nel corso della sua vita, due strumenti docili a servizio dell’espressione del suo pensiero. Per questo a chi ha letto almeno una volta la sua opera intera vien da ridere a sentirlo definire “il padre del Fantasy”. Tolkien sta al Fantasy come una fiorentina di pura razza chianina sta a un hamburger di Mc Donald’s.

Concludo con un caveat: non si interpreti la sua libertà alla luce della moda dei nostri tempi: “la morte delle ideologie”. Magari arrivando a dire che il suo pensiero non era “né di destra, né di sinistra”: sarebbe l’ennesima ingiustizia fatta al pensiero di un uomo che era tutto meno che ignavo o qualunquista (da buon cattolico sapeva bene che tali abitudini l’avrebbero condannato all’Inferno, almeno secondo Dante).

Tolkien era un uomo del XX secolo, e come tale va letto. Sapeva bene a che gioco giocava, e come e quando scegliere il suo campo. Il suo pensiero è molto personale, ma su alcune questioni-chiave aveva idee nettissime, che non lasciano spazio ad alcun fraintendimento. La prima, come abbiamo visto, era l’antisemitismo. La seconda, come mostra la sua adesione al tory anarchism, il tema del Potere. La somma delle due rende il suo pensiero incompatibile con il fascismo.

NON ESISTONO POTERI BUONI

Se anche si fosse persa la sua lettera a Christopher dove dichiara il suo amore per l’ Anarchia, basterebbe leggere la descrizione che Gandalf fa dell’effetto che l’Unico Anello (che rappresenta il Potere in tutte le sue forme), giusto a pag. 75 della stessa edizione del Signore degli Anelli:

No! Cried Gandalf springing to his feet. ‘With that power I should have power too great and terrible. And over me the Ring would gain a power still greater and more dreadly.’ His eyes flashed and his face was lit by a fire within. ‘Do not tempt me! Because I do not wish to become like the Dark Lord himself. Yet the way of the Ring to my heart is by pity, pity for weakness and the desire of strenght to do good. Do not tempt me! I dare not take it

No! Gridò Gandalf saltando in piedi. ‘Con l’Unico avrei un potere troppo grande e terribile. E portato da me l’Anello guadagnerebbe un potere ancora più grande e agghiacciante’. I suoi occhi lampeggiarono e il suo volto era acceso da un fuoco interiore. ‘Non mi tentare! Perché non voglio diventare identico all’Oscuro Sire. L’anello scaverebbe una via verso il mio cuore attraverso la pietà, pietà per i deboli e desiderio di forza per fare il bene. Non mi tentare! Non oso prenderlo […]

Ora, emerge in maniera lampante da questo brano la fede di Tolkien, che nelle parole di Gandalf fa riecheggiare addirittura quelle del Cristo stesso in risposta al Demonio[1] quando questo lo invita a usare il potere avuto da Dio. Ma il risultato è un rifiuto assoluto di quei ‘pieni poteri’ che il fascismo non fa che reclamare per sé. E Tolkien si porta persino avanti rispetto alla questione del genere, quando Frodo offre l’anello a Galadriel, regina degli Elfi (tratto dalla medesima edizione, stesso libro, capitolo “The Mirror of Galadriel”, p.385):

‘In place of the Dark Lord you will set up a Queen. And I shall not be dark, but beatiful and terrible as the Morning and the Night! Fair as the Sea and the Sun and the Snow upon the Mountain! Dreadful as the Storm and the Lightning! Stronger than the foundations of the earth. All shall love me and despair!’

Al posto dell’Oscuro Sire tu avresti una Regina. E non sarei oscura ma bella e terribile come la Mattina e la Notte! Giusta come il Mare e il Sole e la Neve sulla Montagna! Terribile come la Tempesta e il Lampo! Più forte delle fondamenta della terra stessa. Tutti mi amerebbero disperandosi!

Il potere femminile ha un modo completamente differente di manifestarsi, ma i suoi effetti sono almeno altrettanto devastanti, in quanto non distruggono dall’esterno (con la violenza fisica), bensì dall’interno, con un dolore che porta alla disperazione profonda che consuma l’animo. Quindi -ancora una volta- a nulla vale chi lo esercita, il problema è il potere stesso.

Tolkien dice chiaramente che l’Oscuro Sire ha strappato ai popoli della Terra di Mezzo il potere con il quale ha forgiato l’Unico con l’inganno. Essi erano convinti di ricevere un potere che invece stavano delegando (bella metafora della rappresentatività per elezione).

Volendo a tutti i costi cercare un difetto d’anarchia nel racconto è semmai la scarsezza di dettagli sul fatto che, una volta distrutto l’anello, il potere tornerà ai singoli popoli e individui, che dovrebbero apprendere da questa brutta storia la verità che “non esistono poteri buoni”, a parte quello dell’autodeterminazione di ciascuno e ciascuna.

[1] = come narrato nei Vangeli di Matteo 4,1-11 e Luca 4,1-13

Questo articolo ha un commento

Lascia un commento